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Coppia e desiderio · 8 min

La sicurezza emotiva è i preliminari

Perché per moltissime donne il desiderio non precede l'intimità, ma nasce da essa — e cosa dice davvero la ricerca.

C'è una convinzione diffusa, e profondamente sbagliata, su come funziona il desiderio: che sia una specie di interruttore. Che se una donna non ha voglia, ci sia qualcosa che non va in lei — o che serva semplicemente la tecnica giusta, il contesto giusto, la lingerie giusta.

La ricerca degli ultimi venticinque anni racconta tutt'altra storia. E la sintesi, per quanto scomoda per chi cerca scorciatoie, è questa: per moltissime donne il desiderio non precede la connessione, la segue. La sicurezza emotiva non è il preambolo dell'eros. È il suo presupposto fisiologico.

1. Il desiderio non è (sempre) spontaneo

Per decenni la sessuologia ha lavorato con un modello lineare: prima la voglia, poi l'eccitazione, poi il rapporto. Un modello costruito, in larga parte, sull'esperienza maschile.

Nel 2000 la psichiatra canadese Rosemary Basson lo ha rimesso in discussione. Dall'osservazione clinica di moltissime donne che non si riconoscevano in quello schema — e che si credevano, per questo, difettose — ha proposto un modello circolare. La sua intuizione centrale: per molte donne il desiderio è responsivo, non spontaneo. Non arriva prima. Emerge.

Una donna può avvicinarsi al partner partendo da una neutralità sessuale, mossa non dalla libido ma dal bisogno di vicinanza, di intimità, di essere conosciuta. Il desiderio vero e proprio si accende dopo, quando l'eccitazione fisica e il contesto emotivo lo rendono possibile.

Nel modello di Basson c'è però un dettaglio che cambia tutto: i fattori interpersonali non sessuali determinano in larga misura se una donna sarà sessualmente motivata. Se prova risentimento verso il partner — se si sente non vista, non ascoltata, delusa — anche stimoli normalmente efficaci risultano inerti. Il corpo sarebbe fisiologicamente capace di eccitarsi. È la mente a non essere disponibile.

2. Il problema quasi mai è l'acceleratore. È il freno.

Se Basson descrive il quando del desiderio, il modello a doppio controllo ne spiega il meccanismo. Formulato al Kinsey Institute da Erick Janssen e John Bancroft e reso accessibile dalla sessuologa Emily Nagoski, il modello propone un'immagine semplice. La risposta sessuale ha due sistemi:

  • ·un acceleratore (SES), che capta gli stimoli erotici nell'ambiente e dice al cervello «accendi»;
  • ·un freno (SIS), che capta le minacce — stress, conflitto, giudizio, insicurezza, risentimento — e dice «spegni».

Ed ecco il punto che ribalta tutto: la maggior parte delle difficoltà di desiderio non nasce da un acceleratore debole, ma da un freno troppo sensibile. Le donne, in media, hanno freni più reattivi al contesto.

Puoi premere l'acceleratore quanto vuoi — se il piede è sul freno, l'auto non parte.

Nagoski aggiunge un dato che vale come antidoto alla vergogna: circa il 30% delle donne vive un desiderio prevalentemente responsivo, e solo una minoranza un desiderio prevalentemente spontaneo. Non è una disfunzione. È una variante normale del funzionamento umano.

3. Il corpo non «fa la difficile». Protegge.

L'apertura sessuale richiede uno stato fisiologico preciso: uno stato di sicurezza. Un sistema nervoso che percepisce il partner come fonte di minaccia — e la minaccia può essere puramente emotiva: critica, imprevedibilità, promesse non mantenute, freddezza — resta in uno stato difensivo, di allerta o di ritiro. In quello stato l'abbandono erotico è neurologicamente incompatibile.

Quando una donna smette di prendere l'iniziativa, smette di eccitarsi al tocco, comincia a trovare scuse per evitare l'intimità — non è capriccio, non è punizione, non è «fare la difficile». È un sistema nervoso che la sta proteggendo da altro dolore. Il calo del desiderio è una risposta adattiva, non un difetto di carattere.

4. Quarant'anni di coppie osservate dicono la stessa cosa

La ricerca longitudinale di John e Julie Gottman, condotta su migliaia di coppie in oltre quarant'anni, arriva allo stesso punto da un'altra strada. Le loro analisi mostrano con notevole costanza che la reattività emotiva, l'amicizia di coppia e i pattern di interazione positiva sono tra i predittori più forti della soddisfazione coniugale — inclusa quella sessuale.

Gottman chiama sintonizzazione emotiva (attunement) la capacità di una coppia di attraversare insieme gli eventi emotivi negativi e superarli davvero. Quando manca — quando dominano critica, difensività e ritiro — l'erosione emotiva precede quasi sempre il calo del desiderio. Non lo segue.

5. L'eros ha bisogno di un legame sicuro

L'ultimo tassello arriva dalla Emotionally Focused Therapy di Sue Johnson, oggi il modello di terapia di coppia più validato empiricamente. Johnson legge la relazione adulta con la lente della teoria dell'attaccamento: il partner è, a un livello profondo, una figura di riferimento la cui disponibilità e reattività determinano il nostro senso di sicurezza nel mondo.

Nel suo lavoro, il sesso appagante nelle coppie durature non è mai una questione di repertorio tecnico. È una questione di legame sicuro. Quando i partner si sentono emotivamente al sicuro l'uno con l'altro, l'intimità fisica diventa un'estensione naturale della connessione: sincronizzata, curiosa, viva. Quando invece uno dei due si sente cronicamente solo dentro la relazione, si attivano le strategie difensive dell'attaccamento — protesta o distacco — e il desiderio è la prima vittima.

La sicurezza emotiva è ciò che rende possibile il vero abbandono erotico.

Cosa tenere

Quattro linee di ricerca indipendenti — clinica sessuologica, neuroscienza della risposta sessuale, osservazione longitudinale delle coppie, teoria dell'attaccamento — convergono sulla stessa conclusione: costanza, rispetto e sicurezza emotiva accendono il desiderio più di qualsiasi tecnica.

Con tre precisazioni che rendono il quadro più vero, non più debole: non vale per ogni donna allo stesso modo (esistono donne a desiderio prevalentemente spontaneo, e molti uomini rispondono fortemente al contesto emotivo); la direzione non è a senso unico (anche un calo di desiderio può generare distanza emotiva, il circolo si alimenta da entrambi i lati); e nel lungo periodo pesano anche l'abitudine e la perdita di novità — a volte serve più mistero, non solo più vicinanza (è il territorio esplorato da Esther Perel).

La domanda utile non è «come faccio ad accenderla?». È: il campo tra noi è abbastanza sicuro perché lei possa lasciarsi andare?

Fonti

  • ·Basson, R. (2000). The Female Sexual Response: A Different Model. Journal of Sex & Marital Therapy, 26(1), 51–65.
  • ·Basson, R. (2001). Using a Different Model for Female Sexual Response to Address Women's Problematic Low Sexual Desire. Journal of Sex & Marital Therapy, 27(5), 395–403.
  • ·Janssen, E., Vorst, H., Finn, P., & Bancroft, J. (2002). The Sexual Inhibition (SIS) and Sexual Excitation (SES) Scales. Journal of Sex Research.
  • ·Nagoski, E. (2015). Come As You Are. Simon & Schuster.
  • ·Gottman, J. M. (2011). The Science of Trust: Emotional Attunement for Couples. W. W. Norton.
  • ·Johnson, S. (2008). Hold Me Tight. Little, Brown.
  • ·Johnson, S. (2013). Love Sense. Little, Brown.
  • ·Perel, E. (2006). Mating in Captivity. HarperCollins.

Se ti ritrovi in queste parole, c'è un modo per iniziare a lavorarci davvero.